Possiamo sfidare le norme umane, non quelle di natura: ventimilaleghe sotto i mari (1870), Jules Verne

Nel contesto del romanzo scientifico che ha alle sue spalle un famoso genitore come il Frankstein di Mary Shelley nel 1818, lo scrittore francese Jules Verne (1828-1905) con le sue incredibili avventure scientifiche che abbracciano cielo, mare e terra, conquista una nicchia preferenziale per le tendenze dell’ epoca. Nel 1845 compare per la prima volta il termine di romanzo scientifico in una recensione all’ interno del Natural History of Creation, intendendo un insieme di eterodosse idee scientifiche. L’espressione nasce quindi in un primo momento per condannare delle idee o tesi scientifiche che non erano propriamente accettate dai luminari, ma nel corso del tempo acquisì la giusta prospettiva di strumento che era in grado di investigare il futuro oltre che di ispezionare e scomporre il sempre più tecnologico presente, in grado di portare ricchezza e benessere nell’ Europa del tempo, caratterizzata da una grande apertura dei suoi abitanti interessati a viaggi e a innovazioni. Jules Verne dimostrò di saper leggere nel futuro con il suo gusto picaresco che gli fece conquistare con le sue divertenti avventure cielo, mare e terra. Il mondo sconosciuto delle esplorazioni venne esaltato dalle sue opere, basti ricordare il suo celebre “cinque settimane in pallone del 1863“, seguito poi all’ altrettanto avventuroso “viaggio al centro della terra del 1864“, ma fu solo nel decennio 1850 – 1860 che gl sovvenne una idea marina di una macchina in grado di dominare il destino dell’ uomo, quella del famoso sottomarino il Nautilus, capeggiato dal formidabile Capitan Nemo, per descrivere meavigliosi fondali di alghe laminarie dove l’immaginazione di Verne si sbizzarrì nel libeare scafandri e armi sottomarine ad aria compressa per debellare giganteschi calamari giganti. “Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione”, ci dice Verne sognando e alla fine il termine speculativo “romanzo scientifico” perse la sua valenza iniziale di critica alle tesi troppo esose non convenzionali e divenne all’ unisono trasformato nella moderna FANTASCIENZA, caratterizzato dal romanzo di HGWells “la macchina del tempo” del 1895, che presenta una concezione dispotica del futuro. La tendenza a investigare e far crescere il filone continua poi nel 1912 con Arthur Conan Doyle che scrivendo il suo “mondo perduto”, fantasticava sulla presenza di dinosauri nell’ America del Sud. Che dire della fertile mente creativa di Jules Verne? Lasciamo parlare da autentico fuoriclasse un suo celebre aforisma: “la forza creatrice della natura vince l’istinto distruttore dell’uomo.”

Quando il dialogo sostituisce l’azione, una lezione da Sam Spade!

umbrianoirNel falcone maltese di Dashiel Hammett a un certo punto gli eventi deflagrano e si raggiunge il climax nel caotico succedersi degli avvenimenti quando Sam Spade (che nella trasposizione cinematografica di John Huston diventa Bogart) affonda i denti da vampiro sul collo della vittima sacrificale, una insospettabile donnina elegante e fascinosa che non potrebbe mai commettere omicidi. Qui il dialogo diventa un concentrato di forza pura e si fa traino di portare avanti la storia fino alle sue inevitabili conseguenze. Se analizziamo bene il testo che segue, scopriamo che solo alla fine c’è un solo movimento: quella della carnefice appena messa a nudo (con la logica) che fa un passo indietro istintivamente per proteggersi da accuse apparentemente assurde. Nel falcone maltese il socio di Bogart viene ucciso all’ inizio del romanzo mentre si succedono altri avvenimenti. Archer Miles (il socio) assoldato dalla moglie di un individuo sospetto (Tursby che verrà descritto maldestramente dalla donna-moglie come pessimo attore il che insospettisce il detective), Brigid O’ Shaughnessy, che ne commissiona un pedinamento nel corso del quale il segugio ci lascia le penne. Bogart sente puzza di bruciato lontano un miglio e mette con le spalle al muro la seducente creatura con un linguaggio secco e asciutto tipico del genere hard boiled che non lascia spazio ad ambiguità.

Spade disse:

-Tursby non ha assinato Miles-.

Sul volto della ragazza all’ incredulità si aggiunse lo sbalordimento.

Spade continuò:

-Miles non aveva molto cervello, ma, Cristo! Aveva una esperienza di molti anni per farsi beccare da quel tizio in quel modo assurdo dall’ uomo che stava pedinando. In un vicolo cieco, con il cappotto abbottonato e la pistola ordinata nella fondina? Non è possibile. Era tonto come nessuno può essere, ma non fino a quel punto. Le uniche vie di accesso al vicolo potevano essere sorvegliate da Bush street, al di sopra del tunnel. Tu ci hai detto che il tuo conorte defunto era un pessimo attore. Non può aver attirato Miles in quel modo nel vicolo-.

Fece scorrere la lingua all’ interno delle labbra e sorrise affettuosamente alla ragazza che nel frattemo era diventata cianotica.

-Però ci sarebbe andato volentieri con te tesoro, se fosse stato sicuro che non c’era nessun altro: e se tu lo avessi atteso al varco e gli avessi chiesto di andare in quel vicolo con te, ci sarebbe andato, era abbastanza tonto per desiderare le tue curve da farlo. E tu nel buio potevi stargli vicino quanto volevi prima di conficcargli nel corpo la pallottola con l’arma che avevi rubato a tuo marito.-

Brigid O’ Shaughnessy, si staccò da lui, retrocedendo finchè non fu bloccata dallo spigolo del tavolo. Lo guardò con gli occhi atterriti e il volto stravolto e gridò:

-No! Non dire queste cose Sam! Lo sai che non l’ho fatto, non l’ho fatto! Lo sai…-.

Da notare come Sam scioglie tutta la tensione accumulata nella narrazione precedente con accuse secche e lapidarie che non lasciano scampo. Anche la reazione dell’ assassina in questo senso è esemplare, il dialogo è stato tutto un susseguirsi di spinte e spintoni che hanno portato l’antagonista sull ‘orlo di un baratro da lei costruito. Il dialogo diventa quindi funzionale al susseguirsi della trama, come traccianti sparati nel cielo che indicano la direzione finale da perseguire durante la narrazione. Da notare lo smarrimento dell’ angioletto inchiodato alle sue responsabilità che alla fine non riesce a convincere nemmeno se stessa della sua innocenza.