Il ministero delle ultime ombre di Mariangela Cerrino

La Cerrino prende un sasso che non può essere levigato ma pieno di angoli e dalla struttura architettonica caotica e lo scaglia nel lago della creative-writing e che effetto provoca sui lettori del IL MINISTERO DELLE ULTIME OMBRE? Dipende. La moderna psicologia asserisce che la reazione emotiva può essere variopinta come il mondo interiore e la storia personale di chi la manifesta. La risposta è: risonanze. Un’ altra risposta potrebbe essere che i libri sono fatti di altri libri. Un’ altra risposta ancora è quella che fornisce l’autrice stessa come prologo inesplicabile: leggimi e niente sarà più come prima. Avventurandomi in questo labirinto complesso (di che genere stiamo parlando? Giallo, Thriller, Noir, Fantasy o Fantascienza ??? O forse di una sommatoria di tutti i generi citati?) saltano subito all’ occhio alcune risonanze dall opera di re king per esempio (il tema del doppio interno / esterno come nella metà oscura o la famosa novella che ha ispirato il film rear window, in cui la personalità unitaria dell’ individuo si scinde per comporre due antagonisti che hanno in mente solo la soppressione dell’ avversario o alter ego), la stessa novella di Stevenson che parla di scissione con Mr. Hide e ancora prima il Wiliam Wilson di Poe, tutte idee conflittuali dove non è raro incontrare proprio gente che viene descritta con il mestiere di scrittore. E poi la fantascienza, con le famose stringhe parallele tracciate da Evangelisti con il suo Eymerich e ancora Eco e il suo nome della rosa per la contrapposizione proposta tra i due personaggi principali, il cattivo inquisitore Janis orientato a sopprimere non solo il protagonista principale della produzione letteraria del Simon che guida l’auto narrativa con il suo alter ego che vola nel tempo Ademar de Cly. Proprio per questa enorme ricchezza il lettore ha l’impressione nelle prime pagine di perdersi in un gioco di rimandi in cui le poche pagine per descrivere il tutto (anche la meccanica quantistica, soprattutto la fisica delle particelle e dei destini potenziali) sembrano essere troppo poche e prolisse per narrare una storia dentro la storia che deve essere modificata (visto che il romanzo inizia con la fatalità della morte della famiglia di Simon, sopravvissuto per puro caso alla tragedia per una serie di circostanze fortuite che nel finale verranno fortunatamente mutate in perfetto stile Star Trek). Per chi ama la fantascienza e il fantasy e il tecnologico (Bender è davvero un cattivo che non ha nulla da invidiare ad esempio all’ efferato antagonista dell’eroe per esempio della metà oscura, e non a caso un sacco di ordigni esplosivi minacciano di fare grandi danni alla cittadina di Montreax) e tutte le idee sul tempo che si combina in diversi finali possibili implodendo tra passato presente e futuro, il libro c’è, anche perchè le descrizioni e le espressioni letterarie della Cerrino sono efficaci dal punto di vista vettoriale e rappresentano una unicità che non può essere rimandata a nessuno degli autori sopra citati che sembrano avere direttamente o indirettamente ispirato l’intera trama. Insomma se all’ inizio il giovane virgulto lettore si scoraggia perdendosi in idee letterarie che sembrano far parte di un brodino già visto (la contrapposizione tra Bernardo Gui il terribile inquisitore e Guglielmo da Baskerville scienziato della natura figlio di Bacone di echiana memoria parla da sola per esempio, in una delle tanto contrapposizioni proposte), arrivato a metà narrazione, superata indenne una fase forse un pò intrisa di pregiudizi sull’ autrice evocati da libri terzi, il tutto carbura e si combina in maniera autonoma e originale, portando via il lettore e la sua insaziabile curiosità verso un finale a lieto fine dove alla fine anche le passioni amorose vengono valorizzate. Forse siamo lieti che il famoso accelleratore di particelle del CERN scopritore del bosone di Dio, alla fine facendo cilecca, incanali tutta la storia verso un aggiustamento impossibile che minacciava di riempire di ombre definitive la Storia con la S maiuscola. La Cerrino si ama strada facendo, anche Eco alla fine parla di Bacone e rimanda a libri di altri libri e cosi fan tutti e tutte! Valutazione positiva per l’efficacia della prosa, un mix ben riuscito di fumettistica filosofica e classicismo narrativo di ampie vedute! Il Tempo è il protagonista di questa storia, un tichettare flessibile che si può incanalare verso sentieri variabili a seconda delle scelte effettuate. Originale il finale del libro, con le stesse pagine riprodotte pari pari di quelle nefaste iniziali ma con una piccola differenza che determinerà un altro futuro possibile. Quello sano, quello giusto. Voto sette anche per lo spessore della dedica finale. Sito web dell’ autrice: https://www.mariangelacerrino.it/

La revisione ipercritica di Nabokov: perché scrivere è un lavoro faticoso

Le immagini della creative-writing per quanto riguarda gli strumenti potrebbero essere associate a un coltellino svizzero pieno di opzioni per risolvere i problemi, oppure a una officina o anche a una cassetta degli attrezzi per gli interventi urgenti o anche solo semplicemente a pennini, matite, gomme e schede che erano gli strumenti di sviluppo preferiti per uno dei grandi del novecento letterario, Vladimir Nabokov (1899 San Pietroburgo – Montreux 1977). Talento partorito dalla rivoluzione bolscevica in grado di produrre il massimo effetto sia nella sua lingua madre (il russo, vedi ad esempio il successo planetario della dfiesa di Luzhin del 1929) o quella di adozione (inglese-americano vedi ad esempio il suo lavoro più noto, Lolita degli anni cinquanta uscito a Parigi). Il fatto è che ogni artista ha i suoi metodi, i suoi tic, le sue eccentriche idiosincrasie e la strada è sempre diversa per ognuno. Nabokov ha uno stile classico ed eccentrico e nelle sue composizioni mette in piedi dei RITUALI DI COSTRUZIONE E DI DECOSTRUZIONE che meritano una attenta analisi. Nabokov non è come il prolifico Simenon (i maligni insinueranno anche a letto, visto che il belga dichiarò in una famosa lettera a Fellini di aver scritto un numero a tre zeri nelle sue conquiste pseudo-sentimentali) che sforna avventure del suo famoso Maigret a getto continuo. Lui si limita a produrre duecento pagine all’ anno che vengono scritte e riscritte, modificate e cancellate, rimasticate e rielaborate in continuo divenire da perfezionista. Del resto il lavoro di revisione è una prerogativa di tutti i grandi scrittori: a iniziare dal Maestro di Carver (Cechov) e continuando con la semplice linearità lasciata in eredità da Emingway passando prima per autori meno famosi e di nicchia come Fante per esempio che avevano il pregio di lasciare il proprio DNA sulle pagine rendendo i propri scritti incisivi e performanti. Parliamo proprio di strumenti utili per l’artigiano falegname per modellare il suo legno all’ interno dell’ officina e di cacciaviti e martelli che estratti al momento opportuno dalla provvidenziale cassetta degli attrezzi consentiranno di mettere in piedi delle storie che funzionano. Per ognuno il viaggio é diverso, c’è chi scrive di getto e chi parte preparando già tutto in anticipo e che usa entrambe le tecniche. Nabokov amava trastullarsi con schede preparatorie che ordinava a suo piacimento cronologicamente o anche non a seconda delle necessità, appunti preziosi che servivano come combustibile per appiccare un inevitabile incendio narrativo. Certamente lui era uno di quelli che amava una visione complessiva, che toccava in anticipo il famoso scheletro di dinosauro della creative writing, metafora perfetta che spiega il perché il contenuto-carne non possa stare in piedi senza una struttura architettonica che la tiene in piedi. Nabokov usava il metodo personale dell’ insoddisfazione continua, scriveva ma rettificava in continuazione, tanto che dovette introdurre un massivo uso di matite e gomme nei suoi appunti che solo quando raggiungevano una stagionatura definitiva e una forma perfetta venivano passati al setaccio dalla moglie con la macchina da scrivere per l’uscita del prodotto finito. Scrivere è un atto fisico dispendioso, Nabokov stesso ci tramanda di come il suo lavoro di preparazione sia molto intenso e febbrile:

…medito prima di scrivere, scrivo appunti in apparenza casuali come frecce che archivio in una faretra, poi scrivo e cancello, riscrivo e modifico su schede speciali che il mio cartolaio ordina appositamente per me e che hanno la caratteristica di avere il retro bianco per facilitarmi errori palesi. Spesso in un impeto di immaginazione scrivendo su più schede contemporaneamente mi succede di fare errori di numerazione e si crea una grande confusione quando mi ritrovo tra le mani schede gettate alla rinfusa sulla scrivania che hanno entrambi i lati pieni di appunti e annotazioni. E’ già successo e succederà ancora. Certamente il mio modo di scrivere si é evoluto. Se tra i venti e i 35 anni mi piaceva cambiare un pennino ogni due giorni facendo correzioni in corsa sulla grafia esistente, dopo mi sono adegato con matite e gomme sfruttando di più anche forme di organizzazione mentale: mi costruivo interi paragrafi facendo una passeggiata o mentre ero sdraiato a letto per poi riportare le mie meditazioni su schede apposite che avevano il vantaggio di offrire un ordine che era modulare e intercambiabile nella sistemazione dei capitoli. Anche se ho una visione globale del romanzo la sequenza logica cronologica può subire dei ripensamento durante la scrittura vera e propria del romanzo a cui sto lavorando in quel momento.

Che cosa possiamo capire da questa febbrile ricerca ipercritica e sempre mai soddisfatta dell’ autore che desidera sfornare le sue 200 pagine all’anno sempre perfette e inattaccabili sotto ogni punto di vista? Che scrivere richiede grande costanza e applicazione e un sistema per ottimizzare il lavoro che non ha nulla da invidiare a chi fa altri mestieri che presuppongono l’uso di braccia e gambe. Quante stesure passano sotto il microscopio e la lente attenta del collezionista (Nabokov era un grande cacciatore di farfalle), sotto il ponte della riscrittura critica, prima di trasformarsi da bruco a farfalla in quelle duecento pagine di sintesi assoluta? E cosa dobbiamo pensare che rispetto l’ispirazione originaria la revisione arriva per stravolgere ogni cosa fino a snaturare la scintilla primaria? Chi è del settore asserisce che all’ ispirazione si giunge attraverso il processo inverso: è solo grazie alla revisione che la composizione definitiva cicatrizza l’ispirazione. La revisione non è infinita e prima o poi giunge una frase, una parola a mettere la parola punto per indicare che il viaggio è finito. Nabokov era addirittura ipercritico dopo la pubblicazione: rileggeva il tutto ormai a boccie ferme per sentire se era veramente soddisfatto del suo lavoro e del suo concepimento. Ovviamente stiamo parlando di nani sulle spalle di giganti e come figli di Lilliput non possiamo che trarre per noi una logica conclusione: scrivere creativo è un lavoro complesso che richiede impegno e organizzazione, preparazione e revisione. Giusto é quel consiglio che suggerisce di lasciar rafferddare le sostanze dentro un cassetto per un certo tempo per riportarle in revisione successivamente. La fretta del desiderio di pubblicazione è come sempre cattiva consigliera, nella scrittura come nella vita, anche senza utilizzare le famose schede di Nabokov con le righe solo su una faccia sola. Per chi scrive noir potrebbe funzionare la metafora della canna vuota: quando hai sparato i tuoi proiettili e pubblicato, non ti resta che ripulire l’archibugio della creative writing e PREPARARLO per la prossima missione cercando nuovi proiettili da inserire in canna.

Possiamo sfidare le norme umane, non quelle di natura: ventimilaleghe sotto i mari (1870), Jules Verne

Nel contesto del romanzo scientifico che ha alle sue spalle un famoso genitore come il Frankstein di Mary Shelley nel 1818, lo scrittore francese Jules Verne (1828-1905) con le sue incredibili avventure scientifiche che abbracciano cielo, mare e terra, conquista una nicchia preferenziale per le tendenze dell’ epoca. Nel 1845 compare per la prima volta il termine di romanzo scientifico in una recensione all’ interno del Natural History of Creation, intendendo un insieme di eterodosse idee scientifiche. L’espressione nasce quindi in un primo momento per condannare delle idee o tesi scientifiche che non erano propriamente accettate dai luminari, ma nel corso del tempo acquisì la giusta prospettiva di strumento che era in grado di investigare il futuro oltre che di ispezionare e scomporre il sempre più tecnologico presente, in grado di portare ricchezza e benessere nell’ Europa del tempo, caratterizzata da una grande apertura dei suoi abitanti interessati a viaggi e a innovazioni. Jules Verne dimostrò di saper leggere nel futuro con il suo gusto picaresco che gli fece conquistare con le sue divertenti avventure cielo, mare e terra. Il mondo sconosciuto delle esplorazioni venne esaltato dalle sue opere, basti ricordare il suo celebre “cinque settimane in pallone del 1863“, seguito poi all’ altrettanto avventuroso “viaggio al centro della terra del 1864“, ma fu solo nel decennio 1850 – 1860 che gl sovvenne una idea marina di una macchina in grado di dominare il destino dell’ uomo, quella del famoso sottomarino il Nautilus, capeggiato dal formidabile Capitan Nemo, per descrivere meavigliosi fondali di alghe laminarie dove l’immaginazione di Verne si sbizzarrì nel libeare scafandri e armi sottomarine ad aria compressa per debellare giganteschi calamari giganti. “Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione”, ci dice Verne sognando e alla fine il termine speculativo “romanzo scientifico” perse la sua valenza iniziale di critica alle tesi troppo esose non convenzionali e divenne all’ unisono trasformato nella moderna FANTASCIENZA, caratterizzato dal romanzo di HGWells “la macchina del tempo” del 1895, che presenta una concezione dispotica del futuro. La tendenza a investigare e far crescere il filone continua poi nel 1912 con Arthur Conan Doyle che scrivendo il suo “mondo perduto”, fantasticava sulla presenza di dinosauri nell’ America del Sud. Che dire della fertile mente creativa di Jules Verne? Lasciamo parlare da autentico fuoriclasse un suo celebre aforisma: “la forza creatrice della natura vince l’istinto distruttore dell’uomo.”

Quando il dialogo sostituisce l’azione, una lezione da Sam Spade!

umbrianoirNel falcone maltese di Dashiel Hammett a un certo punto gli eventi deflagrano e si raggiunge il climax nel caotico succedersi degli avvenimenti quando Sam Spade (che nella trasposizione cinematografica di John Huston diventa Bogart) affonda i denti da vampiro sul collo della vittima sacrificale, una insospettabile donnina elegante e fascinosa che non potrebbe mai commettere omicidi. Qui il dialogo diventa un concentrato di forza pura e si fa traino di portare avanti la storia fino alle sue inevitabili conseguenze. Se analizziamo bene il testo che segue, scopriamo che solo alla fine c’è un solo movimento: quella della carnefice appena messa a nudo (con la logica) che fa un passo indietro istintivamente per proteggersi da accuse apparentemente assurde. Nel falcone maltese il socio di Bogart viene ucciso all’ inizio del romanzo mentre si succedono altri avvenimenti. Archer Miles (il socio) assoldato dalla moglie di un individuo sospetto (Tursby che verrà descritto maldestramente dalla donna-moglie come pessimo attore il che insospettisce il detective), Brigid O’ Shaughnessy, che ne commissiona un pedinamento nel corso del quale il segugio ci lascia le penne. Bogart sente puzza di bruciato lontano un miglio e mette con le spalle al muro la seducente creatura con un linguaggio secco e asciutto tipico del genere hard boiled che non lascia spazio ad ambiguità.

Spade disse:

-Tursby non ha assinato Miles-.

Sul volto della ragazza all’ incredulità si aggiunse lo sbalordimento.

Spade continuò:

-Miles non aveva molto cervello, ma, Cristo! Aveva una esperienza di molti anni per farsi beccare da quel tizio in quel modo assurdo dall’ uomo che stava pedinando. In un vicolo cieco, con il cappotto abbottonato e la pistola ordinata nella fondina? Non è possibile. Era tonto come nessuno può essere, ma non fino a quel punto. Le uniche vie di accesso al vicolo potevano essere sorvegliate da Bush street, al di sopra del tunnel. Tu ci hai detto che il tuo conorte defunto era un pessimo attore. Non può aver attirato Miles in quel modo nel vicolo-.

Fece scorrere la lingua all’ interno delle labbra e sorrise affettuosamente alla ragazza che nel frattemo era diventata cianotica.

-Però ci sarebbe andato volentieri con te tesoro, se fosse stato sicuro che non c’era nessun altro: e se tu lo avessi atteso al varco e gli avessi chiesto di andare in quel vicolo con te, ci sarebbe andato, era abbastanza tonto per desiderare le tue curve da farlo. E tu nel buio potevi stargli vicino quanto volevi prima di conficcargli nel corpo la pallottola con l’arma che avevi rubato a tuo marito.-

Brigid O’ Shaughnessy, si staccò da lui, retrocedendo finchè non fu bloccata dallo spigolo del tavolo. Lo guardò con gli occhi atterriti e il volto stravolto e gridò:

-No! Non dire queste cose Sam! Lo sai che non l’ho fatto, non l’ho fatto! Lo sai…-.

Da notare come Sam scioglie tutta la tensione accumulata nella narrazione precedente con accuse secche e lapidarie che non lasciano scampo. Anche la reazione dell’ assassina in questo senso è esemplare, il dialogo è stato tutto un susseguirsi di spinte e spintoni che hanno portato l’antagonista sull ‘orlo di un baratro da lei costruito. Il dialogo diventa quindi funzionale al susseguirsi della trama, come traccianti sparati nel cielo che indicano la direzione finale da perseguire durante la narrazione. Da notare lo smarrimento dell’ angioletto inchiodato alle sue responsabilità che alla fine non riesce a convincere nemmeno se stessa della sua innocenza.

Scacco matto ai temi wordpress in 1456 mosse, istruzioni per l’uso

web developer umbria

Alla fine del post https://umbriawayinfo.wordpress.com/2019/04/14/dare-scacco-matto-ai-temi-wordpress-in-425-mosse-istruzioni-per-luso/ ci eravamo lasciati con la mossa numero quindici, qui riprendiamo la stessa mossa per analizzare il loop, ciclo while che è tutta l’essenza di WP grazie alla sua capacità di far ciclare i dati:

/*

“>

Articolo creato da |

<?php endif; ?>

<p><?php the_excerpt(); ?></p>

<a class=”btn” href=”<?php the_permalink(); ?>”>Leggi tutto…</a>

</article>

<?php endwhile; ?>

<?php else : ?>

<?php echo wpautop(‘ops…non ho trovato articoli!’); ?>

<?php endif; ?>
*/

li abbiamo i post? Usiamo questa funzione: have_posts();
se li abbiamo visualizzami gli articoli uno per uno con la funzione the_post();
se non abbiamo post avvisami che c’è qualcosa di stonato con la funzione wpautop(); Un post ha tutta una serie di informazioni a corredo: chi è l’autore? Quando è stato creato? Di che titolo stiamo parlando? Che icona abbiamo usato per mostrare l’anteprima? Che cosa tagghiamo per i filtraggi sulla ricerca? Quale è il contenuto di un post? Il meccanismo che dobbiamo creare è quello di una pagina che mostra tutte le news dove ciascuna news ha un tiolo cliccabile che riporta sulla singola pagina. Da notare che l’uso di funzioni come the_title() o the_author() sono molto intuitive sull’ uso che se ne fanno, come per esempio la funzione che mostra i contenuti molto intuitiva: the_content() che amdremo a sostituire nella nella versione definitiva con la funzione the_excerpt() che estrapola solo un estratto e non tutto l’articolo che ha una lunghezza variabile. La funzione the_permalink() serve a creare il link. La funzione the_time(‘d F Y’); serve per settare la data di creazione dell’ articolo.

A questo punto siamo pronti per la mossa numero sedici, si includono delle parti nella index in modo da semplificare la gestione. Si dice SPLITTARE!

Quindi la mossa numero sedici sta nel creare il file header.php dove scriverò la parte rispettiva che taglierò dalla index:

/*

<!DOCTYPE html>

<html>

<head>

<meta charset=”<?php bloginfo(‘charset’); ?>”>

<title>
<?php bloginfo(‘name’); ?></title>

<?php wp_head(); ?>

</head>

<body>

<header>

</header>

<nav class=”menu”>

‘primary’
);
?>

</nav>

*/

ovviamente nella index.php in corrispondenza del codice tagliato sopra finito nell’ header dovrò fare una inclusione di pagina con

/*
<?php get_header(); ?>
*/

come prima riga del codice

Mossa numero 17, fare lo stesso processo con il file footer.php da creare tagliando la parte corrispondente dalla index:

/*

<footer>

© –

</footer>

<?php wp_footer(); ?>

*/

web developer UmbriaCi state prendendo gusto con gli smembramenti eh?! Ma la risposta alla domanda mossa numero 18 che è come includo lo stile, quale é? Parliamo dello style.css che va collegato, allora non ci resta che creare il nostro file function, dove andremo ad aggiungere il css dove diventa molto importante l’istruzione add_action:

 

/*
function smart_files(){

wp_enqueue_style(‘google_font’ , ‘//fonts.googleapis.co/css?family=Montserrat:400,700’);

wp_enqueue_style(‘smart_style’ , get_stylesheet_uri(), NULL , microtime());

}

add_action(‘wp_enqueue_scripts’ , ‘smart_files’);

*/

ovviamente il foglio stile dovrà contenere qualcosa al suo interno:

/*
body{

background-color: #ddd;

font-family: Montserrat, sans-serif;

}

h3{
color: #3f51b5;
}

.img-post img{

width: 100%;
height: auto;

}

.menu{

background-color: #203563;

color: #fff;
padding: 5px;

}

.menu li{

list-style: none;

float: left;

padding-right: 20px;

}

.menu a{

color: #fff;

text-decoration: none;

}

.container{

width: 85%;

margin: 0 auto;

overflow: auto;

}

.content{

float: left;

width: 60%;

}

.widget{

float: right;

width: 40%;

}

.clear{

clear: both;

}

.main-sidebar{

border: 1px #203563 solid;

padding: 10px;

margin: 15px 0;

}

.main-sidebar li{

list-style: none;

line-height: 30px;

}

.main-sidebar a{

text-decoration: none;

}

footer{

background-color: #203563;

text-align: center;

color: #fff;

margin-top: 20px;

}
*/

 

PHP versione sette: introdotte nuove direttive per trasformare il linguaggio in fortemente tipicizzato

javascript-umbriaDopo aver fatto alta filosofia socratica sui paradigmi della oop all’ indirizzo https://umbriawayinfo.wordpress.com/2019/04/07/programmazione-procedurale-oppure-oop-this-is-the-problem/ e visto come si definisce una classe come si istanzia e si tira fuori dalla definizione della classe un oggetto concreto con la parola chiave new, come si setta e inizializza una variabile interna o proprietà con un ambito di visibilità public, come si modifica in corsa la stessa variabile con la parola chiave this che fa riferimento all’ oggetto corrente e come si crea un metodo o una azione fisica che riguarda l’oggetto per esempio messa in moto per l’oggetto auto, stampa nome autore per l’oggetto libro o cambia numero di telefono per l’oggetto cliente c he avrà una sua angrafica passiamo a fare delle ocnsiderazioni sul tipo dei dati. Essendo php un linguaggio non tipicizzato ciò non toglie che per problemi complessi e progetti enterprise debba aiutare il mio team di sviluppo specificando le variabili. vediamo nello specifico il modello da applicare per i nostri parametri (par) ossia:

function nome (TIPO par, TIPO par) {

con una applicazione pratica con la classica notazione camel sense ossia:

function setNome (string $Nome) {

in questo nome indicherò che quella variabile di ingresso chiamata $name ha una caratteristica di stringa e utilizzando i due punti dico anche quale tipologia di dato la funzione mi dovrà restituire ad esempio:

function leggoTitolo (string $Titolo): string {

con php versione sette sono state introdotte sia per i parametri di ingresso per quello in uscita delle nuove direttive per trasformare il tutto fortemente tipicizzato, caratteristiche simili e più vicine da sempre a linguaggi come C# o Java.

Seconda del match mondiale condominiale vs homunculus1, dopo io pensa ma qui posizio persa Micko! Philidor defence

[Site “Chess.com”]
[Date “2019.01.15”]
[Round “2”]
[White “homunculus1”]
[Black “enricof8”]
[Result “1-0”]
[ECO “A04”]
[WhiteElo “1965”]
[BlackElo “1794”]
[EndDate “2019.01.15”]

Dopo l’esordio vittorioso del bianco nel match che é stato ribattezzato del secolo condominiale, partita https://umbriawaydeveloper.wordpress.com/2019/01/19/il-match-del-secolo-per-il-titolo-di-campione-condominiale-globale-interplanetario-prima-del-match-huebsch-gambit-faraoni-enrico-vs-homunculus1-0-1/, il GM di strada del drosso forte del suo repertorio di aperture, decide di evitare g5 del nero in maniera radicale, ma essendo un match serio verrebbe da dire chi é quel matto che giocherebbe la basman-grob di nero quando in palio ce sta la coppa mondiale condominiale?

1.Nf3 f5 2.d3 d6 3.e4 e5 4.Nc3 Nf6 5.exf5 Bxf5 6.d4

6..e4 7.Nh4!

queste mosse laterali hanno sempre un certo fascino perché non risolvendo una cippa dei problemi nella lotta per il centro, spesso però provocano delle situazioni fastidiose, come in questo caso, dove il bianco sta lavorando per fare un trucchetto noto alla teoria, che ovviamente riesce, grazie agli spifferi della diagonale h5-e8!

7..Bd7 8.Bc4! NT

strano che secondo questa mossa siamo all’ esordio di una novità teorica al fulmicotone, del resto però Ad7 é una alternativa giocata poco rispetto alle principali Ag4(Dd7/Ae6

8..d5?? (+0.90 → +2.06)

si imponeva 8…c6 9.d5 Be7 10.O-O e il bianco in questa linea dovrebbe avere chiaro vantaggio, non é facile perché un GM del calibro del nero sia incappato in questo grave errore. Era al bagno a lavarsi i denti e gli é scappata la giocata? Ha messo in pratica uno dei suoi famosi aforismi, prima muovi e poi pensa? Dopo io pensa ma qui posizio persa Micko! Tecnicamente il nero pensa di speculare sulla posizione indifesa del Ch4 ma invece cade vittima di un trucchetto scolastico

9.Nxd5 Nc6 

solo ora il nero si avvede che non può ricatturare, ah, ah!

10.Bg5 Be7 (+5.18 → +9.74)

si imponeva h5 che ovviamente fa ribrezzo

11.Nxf6+ Bxf6 12.Qh5+ Ke7 (+13.96 → ♔ Mate in 8)

Mistake. The best move was 12… g6 13.Nxg6 Bf5 14.Nxh8+ Kd7 15.Qf7+ Qe7 16.Bxf6 17.Nxf7 e sembrerebbe che stia meglio il bianco (ha, ha)

13.Qf7+

1-0

seguono veloci matti con il pattern che prevede Af4 e anche 000

conclusioni: nessuno aveva mai perso con una miniatura con il GM di strada del drosso, un metodo migliore per accorciare le distanze nel match che ora acquisisce un punteggio roboante (2-0), potrebbe essere quello di mettere in pratica un altro aforisma dell’ agonista condominiale: “prima io pensa e poi muovo Micko!”, link per visualizzazione dinamica: https://www.chess.com/daily/game/215748892

CSS per aspiranti programmatori: B – FONT

Dopo aver affrontato un primo approccio ai CSS all’ indirizzo https://umbriawayfocus.wordpress.com/2018/12/12/css-per-aspiranti-programmatori-a-overview/ passiamo adesso ad analizzare i FONT. La proprietà family-font specifica il carattere per un elemento. Esistono due tipi di nomi di famiglia di caratteri:

– famiglia di font: una specifica famiglia di font (come Times New Roman o Arial)
– famiglia generica: un gruppo di famiglie di font con aspetto simile (come Serif o Monospace). HTML:

<code>
<p class=”serif”>
This is a paragraph shown in serif font.
</p>
<p class=”sansserif”>
This is a paragraph shown in sans-serif font.
</p>
<p class=”monospace”>
This is a paragraph shown in monospace font.
</p>
<p class=”cursive”>
This is a paragraph shown in cursive font.
</p>
<p class=”fantasy”>
This is a paragraph shown in fantasy font.
</p>
</code>

CSS:

<code>
p.serif {
font-family: “Times New Roman”, Times, serif;
}
p.sansserif {
font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;
}
p.monospace {
font-family: “Courier New”, Courier, monospace;
}
p.cursive {
font-family: Florence, cursive;
}
p.fantasy {
font-family: Blippo, fantasy;
}
</code>

Separa ogni valore con una virgola per indicare che sono alternative. Se il nome di una famiglia di font è più di una parola, deve essere racchiuso tra virgolette: “Times New Roman”. La proprietà della famiglia di caratteri dovrebbe contenere diversi nomi di caratteri come un sistema di “fallback”. Quando si specifica un carattere Web in uno stile CSS, aggiungere più di un nome di carattere, al fine di evitare comportamenti imprevisti. Se il computer client per qualche motivo non ha quello che scegli, proverà il successivo. È buona norma specificare una famiglia di caratteri generica per consentire al browser di selezionare un carattere simile nella famiglia generica, se non sono disponibili altri tipi di carattere.

body {
font-family: Arial, “Helvetica Neue”, Helvetica, sans-serif;
}

Se il browser non supporta il carattere Arial, prova i successivi caratteri (Helvetica Neue, quindi Helvetica). Se il browser non ne ha nessuno, proverà il generico sans-serif. Ricordarsi di usare le virgolette se il nome del font è composto da più di una parola. La proprietà font-size imposta la dimensione di un font. Un modo per impostare la dimensione dei caratteri sul Web consiste nell’utilizzare le parole chiave. Ad esempio xx-small, small, medium, large, large, ecc.

L’HTML:

<code>
<p class=”small”>
Paragraph text set to be small
</p>
<p class=”medium”>
Paragraph text set to be medium
</p>
<p class=”large”>
Paragraph text set to be large
</p>
<p class=”xlarge”>
Paragraph text set to be very large
</p>
</code>

CSS:

<code>
p.small {
font-size: small;
}
p.medium {
font-size: medium;
}
p.large {
font-size: large;
}
p.xlarge {
font-size: x-large;
}
</code>

Le parole chiave sono utili se non si desidera che l’utente sia in grado di aumentare la dimensione del carattere perché influirà negativamente sull’aspetto del proprio sito. Puoi anche usare valori numerici in pixel o em per manipolare la dimensione del carattere. L’impostazione della dimensione del carattere in valori di pixel (px) è una buona scelta quando hai bisogno di precisione dei pixel e ti dà il pieno controllo sulle dimensioni del testo. L’unità di dimensioni em è un altro modo per impostare la dimensione del carattere (em è un’unità di dimensioni relative). Permette a tutti i principali browser di ridimensionare il testo. Se non hai impostato la dimensione del carattere in alcun punto della pagina, allora è la dimensione predefinita del browser, che è 16px.

Per calcolare la dimensione em, basta usare la seguente formula: em = pixels / 16 ; per esempio:

<code>
h1 {
font-size: 20px;
}
</code>

<code>
h1 {
font-size: 1.25em;
}
</code>

Entrambi gli esempi produrranno lo stesso risultato nel browser, perché 20/16 = 1.25em. Prova diverse combinazioni di dimensioni del testo e zoom della pagina in una varietà di browser per assicurarti che il testo rimanga leggibile. La proprietà stile font viene in genere utilizzata per specificare il testo in corsivo.

HTML:

<code>
<p class=”italic”>This is a paragraph in italic style.</p>
</code>

CSS:

<code>
p.italic {
font-style: italic;
}
</code>

La proprietà in stile font ha tre valori: normale, corsivo e obliquo. Oblique è molto simile al corsivo, ma meno supportato.

HTML:

<code>
<p class=”normal”>This paragraph is normal.</p>
<p class=”italic”>This paragraph is italic.</p>
<p class=”oblique”>This paragraph is oblique.</p>
</code>

CSS:

<code>
p.normal {
font-style: normal;
}
p.italic {
font-style: italic;
}
p.oblique {
font-style: oblique;
}
</code>

Il tag HTML <i> produrrà esattamente lo stesso risultato dello stile di carattere corsivo. Il peso del carattere controlla l’audacia o lo spessore del testo. I valori possono essere impostati come normali (dimensione predefinita), grassetto, più audace e più chiaro.

HTML:

<code>
<p class=”light”>This is a font with a “lighter” weight.</p>
<p class=”bold”>This is a font with a “bold” weight.</p>
<p class=”bolder”>This is a font with a “bolder” weight.</p>
</code>

CSS:

<code>
p.light {
font-weight: lighter;
}
p.bold {
font-weight: bold;
}
p.bolder {
font-weight: bolder;
}
</code>

Puoi anche definire il peso del carattere con un numero compreso tra 100 (sottile) e 900 (spesso), a seconda di quanto vuoi che sia il testo. 400 è lo stesso del normale e 700 è uguale al grassetto.

<code>
<p class=”light”>This is a font with a “lighter” weight.</p>
<p class=”thick”>This is a font with a “bold” weight.</p>
<p class=”thicker”>This is a font with a “700” weight.</p>
</code>

<code>
p.light {
font-weight: lighter;
}
p.thick {
font-weight: bold;
}
p.thicker {
font-weight: 700;
}
</code>

Anche il tag HTML <strong> rende il testo in grassetto. La proprietà CSS font-variant ti consente di convertire il tuo font in maiuscolo. I valori possono essere impostati come normali, small cap ed ereditari.

<code>
<p class=”normal”>Paragraph font variant set to normal.</p>
<p class=”small”>Paragraph font variant set to small-caps.</p>
</code>

<code>
p.normal {
font-variant: normal;
}
p.small {
font-variant: small-caps;
}
</code>

Non tutti i font supportano la variante dei font CSS, quindi assicurati di testare prima di pubblicare. La proprietà color CSS specifica il colore del testo. Un metodo per specificare il colore del testo sta usando un nome di colore: rosso, verde, blu, ecc. Ecco un esempio di modifica del colore del tuo font.

HTML:

<code>
<p class=”example”>The text inside the paragraph is green.</p>
The text outside the paragraph is black (by default).
</code>

CSS:

<code>
p.example {
color: green;
}
</code>

Un altro modo per definire i colori è usare valori esadecimali e RGB. La forma esadecimale è un cancelletto (#) seguito al massimo da 6 valori esadecimali (0-F). RGB definisce i singoli valori per Rosso, Verde e Blu.
Nell’esempio seguente, utilizziamo il valore esadecimale per impostare il colore dell’intestazione su blu e il modulo RGB per rendere il paragrafo rosso.

<code>
<h1>This is a heading</h1>
<p class=”example”>This is a paragraph</p>
</code>

<code>
h1 {
color: #0000FF;
}
p.example {
color: rgb(255,0,0);
}
</code>

Javascript: costruiamo l’applicazione credi in Quelo

Si sa che anche il Manzoni giunto a ridosso della fatidica linea dell’ aldiquà dovette ricredersi sulle sue convinzioni religiose e abdicare per una resa incondizionata per lenire il senso di angoscia e di finitudine, ma allora come si fa a vivere senza credere in qualcosa o in QUELO? Quelo è una divinità satirica frutto della schizofrenia del comico Corrado Guzzanti il cui slogan base troneggia con “la risposta è dentro di te epperò è sbajata!”. Ora ipotizziamo di lavorare alla Nasa e di dover costruire una applicazione per essere sensibilizzati su quelo dove il parametro in ingresso ci viene richiesto a inizio schermata per modellare il calcolo di giorni vissuti senza “quelo”. All’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/jsjq-basi/ESERCIZI/esercizio2.html abbiamo una portentosa dimostrazione di questa potentissima applicazione. Ma come funziona la logica di questa interfaccia? Trattasi semplicemente di Javascript e dell’ utilizzo di semplici variabili catturate e modellate con oggetti come il PROMPT e il comando document.write; sostanzialmente viene richiesto all’ utente l’età e questo parametro moltiplicato per il numero di giorni in un anno ci dà il risultato finale . Ma andiamo con ordine e diamo una occhiata al semplice script che naturalmente sarà compreso nei tag omonimi:

var anni = prompt(“Quanti anni hai?”);

var giorni = anni * 365;

document.write(“<CENTER>”+”<H1>” + anni + ” anni sono circa ” + giorni + ” giorni game, Quelo ti aspetta” + “</H1>”)

Si vede subito in ingresso il famoso PROMPT. La sintassi base dell’ oggetto è per l’appunto prompt( domanda , rispostadefault ); e in pratica: prompt(“Come ti chiami?”,”Scrivi qui il tuo nome”); esattamente come viene sopra dove una casella di input cattura il valore di una variabile con una risposta immessa dall’ utente. Una volta catturata la variabile anni non ci resta che creare un’ altra variabile giorni che come risultato finale sarà il tutto moltiplicato per il valore dei giorni anno, ossia 365 e da qui il risultato finale molto approssimativo data la mancanza di una data precisa di nascita. QUELO APPLICATION è dunque quanto mai essenziale per farsi venire addosso una strizza non da poco di fronte all’ inevitabile arrivo del famoso giocatore di scacchi del settimo sigillo.

Linux in 5 mosse, da NC a GM. Mossa 2A: la struttura delle directory

Struttura delle directory in Linux senza segreti e complotti nessuna scia chimica in questo post, quello che vedi é quello che ottieni! Hai mai visto simboli come / o espressioni come /etc o /bin o / home?! Hai bisogno di Champollion? No solo di capire come sono organizzate gerarchicamente le directory nel sistema operativo LINUX. Eppure già qui ci sono delle indicazioni importanti, si possono formulare delle domande dove ci si può rispondere da soli. I file BINari e gli eseguibili in quale cartella finiscono?! E i file di configurazione se la cartella HOME non é altro che la home directories dove vanno (sarà mica la cartella etc per caso)?! E nella cartella /opt che cosa ci va? Il software di terze parti come XAMPP per esempio. La cartella /tmp parla da sola potrebbero essere per caso i file temporanei o una sorta di spazio temporaneo che serve per un reboot? I programmi legati all’ utente vanno tutti organizzati nella cartella /usr. E i log dei file quei dati variabili dove si trovano? In /var! Per avviare un sistema operativo ho necessità di inserire dei file nella cartella /boot. La gestione del cd rom ha una sua cartella edificante che a scanso di equivoci si chiama /cdrom. I file del sisistema operativo per la parte di gestione amministrativa si trovano in /dev e i file condivisi finiscono in /export. Le librerie hanno dei nomi chiari come /lib e /lib64 che si spiegano da soli (anche per i sistemi a 64 byte) e /media hanno a che fare con la gestione della parte multimediale. Nella cartella /mtn si verificano gli assemblaggi di file di sistema esterni mentre in /proc esistono dei processi del fornitore di servizi, in particolari si possono visionare delle informazioni. I sistemi di amministrazione binaria corrono sotto /sbin. Poi ci sono le direttori funzionali identificate con /srv per la gestione dei web services e degli ftp per esempio. I devici si configurano sotto la cartella /sys. Poi ho dei programmi che hanno alla fine le estensioni già viste per esempio sotto la cartella utente, librerie metto un programma che poi ha bisogno di 4 diramazioni, vediamo un esempio: /usr/lib/nomeprogramma/etc, /usr/lib/nomeprogramma/bin, /usr/lib/nomeprogramma/lib, /usr/lib/nomeprogramma/log. Oppure posso avere programmi di terze parti come avg che hanno necessità di organizzare i file nello stesso modo tipo /opt/avg/bin, /opt/avg/lib, /opt/avg/log e /opt/avg/etc. A questo indirizzo troviamo un bel memorandum sulle cose già viste ma anche sulla storia e l’evoluzione del file system: https://it.wikipedia.org/wiki/Filesystem_Hierarchy_Standard.Posso anche trovare delle cartelle annidate, ad esempio OPT posso anche ritrovarmela dentro ETC, il famoso folder per la configurazione dei file. Posso avere anche delle applicazioni specifiche dal nome univoco per esempio opt/google/chrome o opt/google/earth. La struttura più alta della gerarchia o root è rappresentata dallo slash simbolo /. Le applicazioni installate ce le ritroviamo dentro la cartella utente USR o OPT se sono di terze parti ma in generale per entrare nel mondo linux occorre ricordare solo le principali citate all’ inizio come etc, lib, var, home, opt, usr etc. Un veloce ripassino sulle common top level directories anche in english version:

/, “Root,” the top of the file system hierarchy.

/bin, Binaries and other executable programs.

/etc System configuration files.

/home Home directories.

/opt Optional or third party software.

/tmp Temporary space, typically cleared on reboot.

/usr User related programs.

/var Variable data, most notably log files.