Ferrovie dello stato ed emergenza pubblica: ovvero quando i decreti si fanno ma non vengono rispettati, con gravi conseguenze per la salute dei cittadini.

Che in questi giorni di coronavirus si siano create psicosi imprenscindibili e si commettano atti sconsiderati soprattutto da parte del gregge non ci piove (ad esempio ho visto un vecchietto claudicante salire su un bus e portarsi verso l’autista per parlare, ma l’autista che vedeva la linea di sicurezza oltrepassata rispondeva in modo velleitario al poveraccio che doveva stare zitto e distante senza rispondere perchè quella di stare zitti in questo periodo è una direttiva del governo Conte). Ma da qui a essere minacciati di morte soprattutto da servizi pubblici nel trasporto ce ne dovrebbe correre, invece l’esempio peggiore nell’ attuazione arriva proprio da loro che per primi dovrebbero essere esempio e modello di efficienza organizzativa. Evidentemente questi enti non hanno le risorse interne come personale per fronteggiare alcunché, ma solo per tutelare la loro di salute, quella individuale. A onor del vero la mia rabbia è rivolta verso quell’ uno per cento di dirigenti delle ferrovie dello stato che si dimostra incapace sulle scelte da compiere  per tutelare i loro clienti (e che dovrebbero retrocedere di grado quando sbagliano in maniera grave) e non certo al personale addetto che vive sul campo lo scempio quotidiano di incongruenze e direttive alle quali sono estranei e che devono solo eseguire. A questi disgraziati va solo un sentito ringraziamento anche se tra loro non possono mancare i soliti furbetti, dove i controlli in questi giorni di pandemia non vengono effettuati in maniera democratica, tanto da tutelare come è successo a me sul treno Roma-Torino stralunati passeggeri saliti sul vagone di prima classe senza biglietto e poterla fare franca fino a destinazione risparmiando 132 euro che il sottoscritto sul treno frecciarosso 9618, carrozza 3, posto 10D, ha invece pagato come prevede il copione del cittadino che acquista un bene per avere un servizio. Evidentemente le leggi non valgono per tutti, tanto che in unica conversazione finale avuta con il soggetto in questione a Porta Susa, il gaglioffo gaudente si vantava di averla fatta ai controlli, facendo dei danni non solo a me come contribuente ma allo stato dei furboni clonati avvezzi a trovare escamotage per farsi beffe delle istituzioni. Ma non è colpa loro, lo sappiamo, è colpa della globalizzazione a pozzanghere lqiuide BCE che impone alla persone che stanno dentro al flipper di trovare soluzioni ingegnose per sopravvivere, ma questa è un altra storia.
Arma letale (Lethal Weapon) è un film del 1987 diretto da Richard Donner e interpretato da Mel Gibson e Danny Glover. Potremmo paragonarlo al coronavirus. Poi venne arma letale due, film del 1989 diretto da Richard Donner e interpretato da Mel Gibson, Danny Glover e Joe Pesci che potremmo paragonare alle ferrovie dello stato. Insieme le due armi sono invincibili, ne è la dimostrazione quanto accaduto in data Venerdì 13 marzo 2020 dove per necessità contingenti e dimostrabili da uno stato di necessità con tanto di lettera del notaio dopo aver adempiuto all’ incombenza torinese ero costretto a prendere il primo treno utile per l’Umbria e cioè il devastante InterCityNotte 1575 diretto a Reggio Calabria, servizio seconda classe (la prima era spropositata con una richiesta assurda di 199 euro), carrozza 2, posto 84. La mia meta era un cambio da fare circa sei ore dopo (il treno è partito alle ore 13,23) a Firenze Campo di Marte. La mattina del tredici ero transitato presto in una Porta Nuova deserta per informarmi in anticipo sul treno che avrei dovuto prendere nel primo pomeriggio visto che in questi giorni i treni vengono cancellati improvvisamente, ma i due poliziotti allo sbarramento mi facevano presente di arrivare solo mezz’ ora prima della partenza e di prenotare tramiti dispositivi digitali, cercando di evitare il più possibile il contatto con altre fonti (ah, ha, alla luce di quello che succede poi questa è una peperlizia!). E qui inizia il nostro action-movie dove al posto dei due protagonisti poliziotti di Los Angeles ritroviamo nel tritacarne, un manipolo di sfigati giunti a loro insaputa nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato appositamente per farsi infettare da assembramenti anomali. Certo chi poteva mai sospettare che la minaccia di infezione potenziale era esclusiva di Ferrovie dello Stato che per prima vista la delicatezza della situazione dovrebbe predisporre misure straordinarie per far rispettare la salute pubblica tanto declamata dalla direttiva Conte? Ma non tergiversiamo, atteniamoci ai fatti vostro onore. Nel mio scompartimento per le prime due ore sono in compagnia di due simpatici ragazzi che nel corso di un breve esaustivo dialogo dimostravano le loro peplessità indicando i sei numeri tutti attivi della prenotazione dello scomparto. Al primo controllo di un rubicondo controllore scopriamo che si, purtroppo tutti i posti sono occupati ma che in caso di necessità ci possiamo spostare nello scomparto a fianco e lo dice sogghignando intuendo le nostre rimostranze. Comunque le prime due ore passano tranquille con lo scomparto occupato da sole tre persone, il metro di distanza come misura cautelativa è facilmente rispettato. Origlio di nascosto la telefonata del ragazzo che chiama la nonna in zona Tiburtina per comunicargli che passerà di casa solo per prendere degli indumenti per trasferirsi a casa del padre, in modo da tutelarla da eventuali contatti. Gli dice anche sollecitato da una domanda che possiamo intuire che lo scomparto sembra destinato a riempirsi visto che l’assegnazione dei posti per prenotazione coinvolge tutti a sei le postazioni. Lasciamo la porta aperta per far circolare l’aria. Tutto viaggia in serenità fino all’ arrivo in serenità di due ragazzi indiani (o pakistani?) che muniti di mascherina occupano altri due posti nello scomparto prima di Milano. Io e i ragazzi ci guardiamo stralunati di fronte all’ ambiente che si satura anche perchè ad intervalli regolari di quindici minuti l’altoparlante continua a ripetere che in ottemperanza del decreto Conte (ah ah un’ altra barezelletta praticamente) tutti dovevano avere pronta la famosa autocertificazione accompagnata da carta di identità per eventuali controlli delle forze di polizia (una palese minaccia del tutto inattuabile, dal momento che il vagone si stava riempendo velocemente rendendo difficili anche i transiti sul corridoio senza contatti, dal momento che le persone per cercare refrigerio e sottrarsi dagli spazi chiusi si sedevano fuori cabina). Fatto sta che ripassa una controllora (chissà se me lo passa l’accademia della crusca) e convalida SENZA FARE ATTENZIONE i biglietti dei due pseudoindiani, in quanto i numero di posto erano corrispondenti (vabbè l’errore umano ci può stare non è qui che bisogna puntare il dito indice per vedere la luna). Quindi si convive in cinque per diverse ore non senza difficolta all’ interno dell’ ambiente perchè anche le possibilità di movimento vengono limitate fino a quando in zona Parma sale un lavoratore edile tra l’altro molto gentile che in seguito ci ha fornito delle mascherine che va ad occupare il sesto posto vagante, ma che per sentirsi più libero preferisce stare in piedi nel corridoio. Ottimo! Ma la gente continua a salire e a riempire gli spazi chiusi e muoversi diventa sempre più complicato a causa anche dell’ elevato numero di bagagli che ciascun passeggero porta per necessità con se. In ogni caso si arriva presto alla saturazione al contatto ravvicinato inevitabile ed esplode la bomba, quando in zona Bologna due nuovi passeggeri rivendicano un posto in cabina (una ragazza che anche lei si lamenta telefonicamente con un parente stretto di quello che sta accadendo sul treno e un personaggio robusto diretto al sud pieno di valigie pesantissime che faticano a trovare una collocazione). Si genera una situazione di tensione e deve intervenire un addetto delle FS. Una breve interlocuzione del controllore evidenzia come di fatto i posti assegnati ai due indiani erano in realtà sbagliati (non scopriremo mai se hanno fatti gli gnorri o semplicemente sbagliato la lettura del biglietto), in quanto riferiti alla carrozza NUMERO SETTE e NON alla carrozza NUMERO DUE. Dove stava con la testa la povera controllora che in precedenza li aveva ligittimati a restare nel nostro scomparto inficiando le direttive del decreto? Non solo ma a questo punto la bomba esplode e qualche dirigente dopo Bologna capendo la gravità della situazione fa passare l’ordine che solo tre passeggeri possono occupare gli spazi chiusi. Peccato che da qui in avanti succede un pandemonio nel pandemonio e viene generato da questa direttiva folle (era da inizio tratta che si doveva imporre tre soli passeggeri per scomparto ma evidentemente i soldi delle prenotazioni schifo non fanno eh? Il decreto Conte impone anche la necessità di tagliare i treni mi verrebbe da chiedere da profano?) un kaos dove le persone entrano purtoppo a contatto a prescindere, sia che indossino guanti e mascherina, sia che usino l’amuchina per le mani. Nella bolgia infernale che viene creata da dirigenti sconsiderati da rimandare in gavetta di corsa ecco che il rispetto per un decreto diventa l’occasione fertile per favorire il contagio, vive congratulazioni a tutti voi delle ferrovie dello stato. Io fortunatamente avevo solo pochi minuti per scendere (immagino lo strazio di quelli costretti a sopportare ore e ore di treno come martirio), tanto che quando mancava mezz’ ora compresso dagli spazi chiusi e caduto in sudorazione a causa della folla preferivo spostarmi verso la porta di uscita in un luogo isolato cercando di riprendermi dall’ ansia e dall’ affanno e studiare le fermate prossime. E qui mi si avvicina una stronza con tanto di spalline FS che mi dice che io lì non ptevo stare e allora gli dico guardi non mi sento bene ho bisogno di avere più aria intorno e poi sto per scendere e quella mi fa che non stavo rispettando le misure di sicurezza quando tutti intorno correvano a destra e a sinistra non senza colorite imprecazioni smistati da disorientati controllori incapaci di gestire l’emergenza sovraffollamento che si era venuta a creare. Per cinque ore mi fai viaggiare a contatto con altri buoi dentro la stalla e poi mi vieni a fare la morale l’ultima mezz’ ora sulla scorrettezza del mio comportamento? Morite tutti mi verrebe da dire. Allora mentre lei cerca di portarmi verso uno scomparto per mettere in sicurezza il corridoio dove lei deve transitare quasi trascinandomi per un braccio io faccio il movimento opposto per sottrami e gli dico in una maniera spontanea “guardi voi dovreste essere tutti denunciati” al che quella ha il tempo di guardarmi bene, valuta il mio sguardo come onesto e mi risponde con altrettanta sincerità “ha ragione”, desistendo dal suo tentativo di ficcarmi in qualche ambiente viziato (in quel momento reganava un putiferio dantesco per le nuove sistemazioni non ancora assestate con tutto il disagio annesso di scomodossime e grandi valigie che bloccavano il passaggio e obbligavano a contatti deleteri). Dopodichè quando l’ho vista allontanarsi ho pensato vuoi vedere che sta stronza adesso torna con un poliziotto per impormi di stare chiuso un quarto d’ora prima della fermata in qualche cubicolo saturo di ossigeno viziato? La stronza poi ha pensato bene di non farsi rivedere perchè forse ha visto nel sottoscritto in quel momento una rabbia pericolosamente esplosiva a ivello latente, fatto sta che come quelli che scrivono sui social andrà tutto bene, della comprensione sfoderata insita nell’ espressione della stronza “ha ragione” quasi per scusarsi del disordine provocato dalla sua azienda non so che farmene. Se i miei polmoni hanno ingerito della merda lo devo grazie alle ferrovie dello stato che in questa circostanza non aveva gli strumenti per far rispettare le direttive di salute del decreto Conte. Però questo si che è uno scoop: ammazzato da un ente pubblico che dovrebbe avere come filosofia preganante il bene per i suoi clienti! Un vero ossimoro! Non è compito mio definire se un treno possa bastare per evitare criticità negli spostamenti, immagino che ci siano molti dirigenti profumatamente pagati per risolvere questo tipo di problemi. Nel frattempo a me non resta che un vaffanculo finale che non è liberatorio, in quanto quello che ho vissuto ieri può avere gravissime conseguenze per la mia salute e quel famoso andrà tutto bene è solo retorica buonista se non viene accompagnato per primo da comportamenti responsabili da parte degli addetti ai lavori che nel servizio pubblico dovrebbero tutelare per primi la salute dei cittadini. A questo punto ci si dovrebbe aspettare l’entrata in scena di Mel Gibson che impugnando un cannone e individuati i cattivi riscatta i buoni da ogni afflizione, invece il finale del film vede solo me atterrare stralunato e pallido a Firenze campo di Marte come in quei famosi film di fantascienza degli anni sessanta, tipo VIAGGIO ALLUCINANTE, dove però l’atterraggio non avviene su un lontano pianeta alieno ricco di opportunità, ma in terra italica, dove la violazione delle leggi basiche rimane fatto primario.

PS: a diverse ore dalla scrittura dell’ articolo tutte le tessere del puzzle emergono a delineare un quadro più completo ed esaustivo, che va a integrarsi a una prima reazione emotiva dove istintivamente si è portati a dare la colpa a tizio caio o sempronio per sbollire una rabbia acquisita. Certamente il grege anche in questo caso ha maggiori responsabilità rispetto alla decisione scellerata da parte di FS di far partire il treno con i sei posti attivi a scomparto (bastava subito fissare dei paletti sanitari imponendo i tre passeggeri a cabina da Torino perchè il caos è stato generato dagli spostamenti conseguenti all’ attuazione di questa regola imposta solo da Bologna). Per contro tutta la grandissima quantità di valige che non riuscivo a spiegarmi ieri, oggi alla luce di numerosi articoli apparsi su varie testate dove si parla di nuovo esodo di massa dal nord, indica probabilmente che su quel treno viaggiavano decine e decine di dichiarazioni “leggere” non verificate (alla stazione di Torino la mia autocertificazione per esempio non mi è stata ritirata per successive verifiche). Quindi manca all’ articolo un riferimento ad arma letale tre sostanzialmente, anche se l’incipit non esclude la sua presenza. Inoltre a poche ore dal fatto sembrano delineate anche nuove strategie per impedire fughe non aturorizzate con soppressione di treni notturni.

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